La Torre di Schuiten e Peeters

                                     LE CITTA' OSCURE – LA TORRE – Editoriale Cosmo

Autore: Francois Schuiten & Benoit Peeters
Titolo: La Torre
Editore: Alessandro Editore
Pagine: 112 in b/n e colore
Formato: 23 x 30 cm, brossurato 

Nel vasto e visionario panorama del fumetto europeo, poche opere riescono a fondere la monumentalità dell'immagine con la vertigine filosofica come fa La Torre (La Tour), uno dei capitoli più folgoranti e poetici della saga de Le Città Oscure firmata dal disegnatore belga François Schuiten e dallo sceneggiatore francese Benoît Peeters. Del resto La Torre non è solo una straordinaria prova di virtuosismo visivo, ma un'opera densa di stratificazioni filosofiche, psicologiche e sociali. 
Al centro del racconto si muove Giovanni Battista, un umile manutentore che spende la propria intera esistenza nell'isolamento assoluto di un settore sperduto, con il compito alienante di ispezionare e restaurare continuamente le volte e i pilastri della sua porzione di edificio. Questa struttura titanica, un'iperbolica e infinita prigione di pietra che minaccia costantemente di crollare sotto il proprio stesso peso, diventa da subito qualcosa di molto più profondo di una semplice ambientazione: è una metafora universale della condizione umana, dell'alienazione del lavoro parcellizzato e dell'ossessione per una crescita illimitata che ignora le leggi della fisica.
Il cuore pulsante dell'opera risiede nello straordinario equilibrio tra il disegno rigoroso di Schuiten e la sceneggiatura volatile e lirica di Peeters. Schuiten adotta un tratteggio millimetrico a china, erede diretto delle visioni claustrofobiche delle Carceri d'invenzione di Giovanni Battista Piranesi — da cui il protagonista eredita non a caso il nome di battesimo — e dei paradossi ottici di M.C. Escher. Ogni giuntura di ferro, ogni fessura e ogni enorme carrucola possiedono una consistenza fisica tangibile, che restituisce al lettore la fatica del corpo e il pericolo reale di un crollo strutturale. A questa solidità geometrica fa da contrappunto la scrittura di Peeters, che fluttua tra la parabola esistenzialista, il sogno e l'assurdo kafkiano. Peeters non è interessato a spiegare i dettagli tecnici o politici della Torre, ma usa questa solida prigione grafica per esplorare temi astratti come il fluire del tempo, il determinismo storico e la solitudine dell'uomo di fronte a istituzioni totalitarie svuotate di ogni guida. La loro unione crea l'unicità de La Torre: la precisione quasi maniacale del disegno rende credibile e tangibile un'idea filosofica astratta, permettendo al lettore di "abitare" fisicamente il paradosso e la poesia del racconto.
Les cités obscures -3- La Tour 
La gestione dello spazio e del ritmo visivo è un vero e proprio strumento architettonico nelle mani degli autori. Nella prima metà del fumetto, la gabbia grafica è dominata da vignette strette, verticali e slanciate, che tagliano la pagina dall'alto verso il basso per costringere l'occhio del lettore a mimare lo sguardo del protagonista, perennemente schiacciato dall'immensità della pietra. Questa alienante routine geometrica viene scossa dall'irruzione di Milena. Il personaggio femminile introduce nel racconto la forza vitale dell'erotismo, della carne e dell'imprevedibilità, contrapponendosi alla rigidità fredda del ferro e dei mattoni. Milena spezza l'apatia del manutentore e gli fornisce la spinta emotiva necessaria per abbandonare il proprio dovere cieco e intraprendere un viaggio eretico di esplorazione e fuga attraverso i livelli della struttura.
Durante l'ascesa, la Torre rivela la sua natura di immenso archivio storico e biologico dell'umanità. Man mano che Giovanni Battista sale, lo stile architettonico muta, digerendo la storia dell'uomo: dalle fondamenta medievali si passa alle strutture rinascimentali, per poi approdare alle grandi stazioni di servizio napoleoniche e illuministe che richiamano i progetti utopici di Boullée e Ledoux, fino a toccare le monumentali travature reticolari in metallo che omaggiano l'archeologia industriale di Gustave Eiffel e l'arroganza della Belle Époque. In questo cammino, la pietra stessa cessa di essere un elemento eterno e viene trattata da Schuiten come un organismo biologico malato, segnato da rughe, cancrene e ferite dovute a una "malattia della pietra" che mima il parallelo invecchiamento fisico del protagonista.
E' interessante citare i riferimenti e i parallelismi con altre opere, come per esempio Il Castello di Kafka e la sua colonia penale. Non a caso l'ossessione burocratica dei manutentori, l'attesa vana di ordini da superiori che nessuno ha mai visto e l'assurdità di regole severe accettate senza discutere sono profondamente kafkiane. Giovanni Battista è una variazione dell'aggressore/vittima dei sistemi totalitari descritti dallo scrittore praghese. 
Inoltre, non meno importante è l'impronta di Borges che permea la serie fin dal primissimo Le Mura di Samaris. In questo caso è di particolare importanza il racconto La Biblioteca di Babele. L'idea di un intero universo coincidente con un'unica, infinita ed enigmatica struttura architettonica (lì una biblioteca di esagoni, qui una torre di pietra) in cui gli uomini vagano alla ricerca di un senso o di un libro/quadro originario è un nucleo tematico tipicamente borgesiano.
François Schuiten Le 1e dans le 9e (Arts)/ … 
Il viaggio subisce una svolta cruciale quando Giovanni Battista incontra l'ispettore e il vecchio pittore Elias nella sua galleria d'arte. Il confronto con l'autorità burocratica mette in scena un cortocircuito filosofico basato sulla miopia del potere: il manutentore possiede una vista acutissima per i dettagli minimi ma non comprende il disegno generale, mentre i burocrati si fidano cecamente di mappe, registri e piante teoriche ormai smentite dalla realtà di un mondo che si sgretola. Elias, dal canto suo, introduce l'unico elemento di colore in un fumetto altrimenti dominato da un rigoroso bianco e nero. I suoi quadri non copiano il mondo, ma lo prevedono. Tra questi, il celebre "quadro della guerra" — un esplicito e dinamico omaggio filologico alla pittura romantica di Delacroix e alla sua Libertà che guida il popolo — agisce come una profezia del caos e delle passioni violente che attendono l'umanità una volta crollata l'illusione ordinata della Torre, elevando l'arte a strumento meta-narrativo capace di decodificare e creare la realtà stessa.
È nel finale che l'opera compie il suo miracolo filosofico, rielaborando radicalmente il mito biblico della Torre di Babele e il desolante senso di attesa del buzzatiano Il deserto dei Tartari. Giunto in cima, Giovanni Battista scopre che il vertice del suo universo non è altro che un gigantesco dipinto murale consumato dal tempo. Lacerando la tela, il protagonista compie un atto di pura ribellione e di nascita dell'individuo, bucando la finzione per uscire all'esterno. Lo spettatore scopre così il segreto geometrico della prigione: la Torre non era infinita né eretta verso il cielo, ma una struttura iperbolica chiusa su se stessa come un nastro di Moebius, che fluttuava isolata lungo le coste del Continente Oscuro. Con la conquista della libertà, la verticalità opprimente scompare del tutto dalla pagina. Le vignette si aprono finalmente in spettacolari inquadrature panoramiche orizzontali, dove il disegno respira specchiandosi nella linea dell'orizzonte, nel mare e nel cielo vero, celebrando il ritorno dell'uomo alla sua corretta dimensione naturale e biologica. Ci sono momenti precisi in cui la gabbia grafica si spezza e lascia spazio a vignette orizzontali o a grandi tavole a tutta pagina (splash page). Questo cambio di ritmo avviene principalmente in tre occasioni:
  1. Quando Giovanni Battista si affaccia dai balconi esterni e, per la prima volta, intuisce la vastità del mondo esterno (anche se inizialmente ne è terrorizzato).
  2. All'interno della galleria del pittore Elias, dove i quadri (tra cui quello della guerra) aprono letteralmente delle "finestre orizzontali" e colorate nella mente del protagonista.
  3. Nel finale: Quando Giovanni Battista squarcia la tela e si ritrova sulla spiaggia, la verticalità scompare del tutto. Le vignette si aprono in spettacolari inquadrature panoramiche orizzontali. Il disegno respira, celebrando visivamente la conquista della libertà e la linea dell'orizzonte. 
The Tower (The Obscure Cities) | Slings & Arrows

Tra gli svariati temi nobili toccati dal fumetto, ci sono alcuni che emergono maggiormente, come già accennato. In primis, l'architettura come potere e prigione. Quella de La Torre è un'architettura totalitaria: La Torre non è stata costruita a misura d'uomo, ma per glorificare un'idea o un potere supremo (che si rivelerà assente). Rappresenta lo Stato o l'Istituzione burocratica che schiaccia l'individuo: una struttura così vasta che nessuno sa chi la governi o perché sia stata originariamente concepita.
Altrettanto importante è l'alienazione del lavoro (il "Manutentore"): Giovanni Battista spende la sua intera esistenza a riparare un minuscolo frammento di un tutto che non comprende. Rappresenta l'alienazione dell'uomo moderno, intrappolato in compiti ripetitivi e parcellizzati all'interno di una macchina sociale gigantesca, senza mai poterne vedere il progetto complessivo.La Torre in fin dei conti è anche qualcosa di profondamente umano. L'opera riprende direttamente il mito biblico della Torre di Babele. Più l'uomo cerca di salire in alto (verso la conoscenza o la divinità), più crea frammentazione e incomprensione. Salendo la Torre, Giovanni Battista attraversa diverse ere architettoniche: la struttura stessa "digerisce" la storia dell'umanità, mostrando che ogni epoca convinta di toccare il cielo è destinata a diventare la fondazione fatiscente di quella successiva. Di conseguenza arriviamo al punto fatale, del resto attualissimo: l'insostenibilità della crescita. La Torre sta crollando sotto il suo stesso peso. È una potente metafora dell'ossessione umana per la crescita illimitata (economica, tecnologica, urbanistica) che, ignorando le leggi della natura e della fisica, è intrinsecamente condannata al collasso.
A differenza dei protagonisti di Kafka, Giovanni Battista intraprende un viaggio iniziatico per rompere il dogma: La decisione di Giovanni Battista di smettere di riparare il suo settore e iniziare a salire è un atto di pura eresia e ribellione esistenziale. Rappresenta il passaggio dall'obbedienza cieca alla ricerca della verità.
Purtroppo però la ricerca della verità fa spesso male. Il finale dell'opera (senza fare troppi spoiler sul colpo di scena) affronta il tema del vuoto. La scoperta di cosa c'è "oltre" o "in cima" alla Torre smantella l'illusione che ci sia un Dio, un Grande Architetto o un Sovrano a governare il sistema. L'uomo scopre di essere drammaticamente solo e libero.
The Obscure Cities: The Tower – Stuart Ng Books 
Il significato profondo della conclusione è abbastanza chiaro e si può riassumere così:

  • La fine dell'illusione e del dogma: Per tutta la vita, a Giovanni Battista era stato insegnato che la Torre era l'unico universo possibile e che il suo collasso avrebbe significato la fine di tutto. Uscire all'esterno dimostra che il "sistema" in cui l'umanità si rinchiude (fatto di leggi, burocrazia e dogmi) è solo una frazione infinitesimale e artificiale della realtà.
  • La conquista dell'Orizzonte: La Torre costringeva a uno sguardo puramente verticale (guardare in alto per ambizione, guardare in basso per paura). Il finale celebra il ritorno all'orizzontalità, che nel linguaggio visivo di Schuiten rappresenta la libertà, la pace, e la vera dimensione biologica e spirituale dell'essere umano.
  • L'atto di nascita dell'individuo: Squarciare la tela è un atto di profonda ribellione. Giovanni Battista smette di essere un ingranaggio (il manutentore) e diventa un uomo libero. Il prezzo di questa libertà è l'ignoto, ma è l'unico posto in cui è possibile vivere davvero.
Letto in parallelo con La Febbre di Urbicande, volume gemello e antagonista concettuale in cui Eugen Robick assiste al fallimento di una città dall'ordine iper-razionale e simmetrico, La Torre chiude un perfetto cerchio teorico sull'urbanistica. Se a Urbicande l'uomo cerca disperatamente di imporre la geometria alla natura, nella Torre il percorso è inverso e salvifico: la salvezza risiede nella fuga da quell'ordine totalitario e geometrico. In ultima analisi, Schuiten e Peeters firmano un capolavoro metatestuale in cui la stessa pagina del fumetto, con la sua gabbia rigida, simboleggia la Torre. Ricordano così al lettore che le storie e le architetture sono strutture bellissime in cui amiamo rifugiarci, ma che il loro scopo più nobile non è trattenerci all'interno, bensì darci il coraggio e gli strumenti per squarciare la tela e guardare finalmente verso la vita vera.
 
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