Titolo: Berlin
Editore: Coconino Press
Pagine: 608 in bianco e nero
Formato: 17 x 24 cm, cartonato
Ha mantenuto le alte aspettative che mi ero fatto leggendo in questi anni gli elogi che ha ricevuto ma ritengo anzi che sia ben poco chiacchierato e in parte me ne stupisco. Me ne stupisco perché sebbene non sia lontanamente commerciale, ovvero non enfatizza e non spettacolarizza, non crea personaggi iconici, insomma non è intrattenimento, però non è neanche di nicchia, astruso o difficile da leggere. Lo ritengo un fumetto quasi per tutti, non lo consiglierei solo a chi vuole solo intrattenersi. Insomma, sebbene abbia tutte le carte dalla sua, come del resto anche la lunghissima gestazione per arricchire la ricerca storica, trovo che sia poco chiacchierato, citato e quant'altro.
Cosa lo rende un prodotto eccellente? Ciò che avevo già detto: il fatto che non punta all'intrattenimento. Innanzitutto sceglie un periodo storico atipico, o meglio, poco battuto dal fumetto sicuramente. Sulla seconda guerra mondiale ce ne sono a iosa, ma sulla Repubblica di Weimar latitano. Poi è anticonvenzionale. Agli aggettivi già espressi nelle prime righe aggiungo la mancanza di un punto focale umano. L'opera non è solo corale, trovo sia una riduzione, il protagonista invece è unico ed è la città. Non solo perché Lutes ci mostra i pensieri della massa, idea che prende in prestito da Il Cielo Sopra Berlino di Wenders, che cita e cita anche, giustamente, Berlin Alexanderplatz, di cui ho visto solo la grande "serie" di Fassbinder, e in realtà mi aspettavo a quel punto che citasse anche Heimat. Comunque, la folla e anche i protagonisti umani non sono altro che la proiezione di Berlino, una città in ebollizione, piena di contraddizioni e di illusioni. Lutes rende i suoi personaggi spaesati, ne è un chiaro esempio il rapporto tra Marthe e Kurt, i due protagonisti, che si lasciano e si incontrano per motivi che non ci vengono mai detti; ma, andiamo ancora oltre, Marthe vuole Anna o Kurt? Kurt si schiera politicamente o no? Gli altri personaggi, le altre classi sociali, sono esattamente ciò che dovrebbero essere alla luce di ciò che Berlino offre loro. La città della luce, il titolo del terzo volume, emblamatico perché la luce porta con se l'ombra e i personaggi sono l'ombra della città. Ombra nel senso di proiezioni, come già accennato, o, in altri termini, specchio di una realtà socio-politica disgiunta. So che potrebbe rendere la storia poco appassionante, ma supporto la scelta pienamente. Del resto le storie dei personaggi hanno una fine anticlimatica ma chi resta alla fine, se non le pietre della città? Pietre, altro titolo, del primo volume.La grandezza di Lutes la si vede proprio nel finale quando ci fa percepire l'incertezza di Marthe ma il suo
futuro non verrà mostrato. Allo stesso modo Kurt guarda una
vetrina in cui ci sono la macchina da scrivere e una pistola, una
vignetta veramente emblematica. Mentre Berlino sopravvive, Lutes va
oltre la repubblica di Weimar, va oltre la seconda guerra mondiale, va
oltre il muro di Berlino, arriva ai giorni nostri, ma non si spinge
oltre perché ... la storia ha la forma di un uroboro. Lutes ha paura o lascia
l'interrogativo e il più grande interrogativo che una storia del genere
potesse porre è: e ora? Come giustamente si chiede anche Baldazzi nella
postfazione. Perché ancora oggi ci chiediamo come sia potuto succedere,
la città era viva, le persone erano normali, ma i semi del male c'erano e
se non riusciamo a capirlo dopo tanti anni, come possiamo capire cosa
bolle oggi?
E' ovvio che Berlin sia innanzitutto un monito ed è il suo più grande pregio.
Tralasciando
i disegni raffinati e anche molto espressivi, la vera forza di Berlin sta nello storytelling. Lutes sa bilanciare benissimo sezioni intime a sezioni
più aggressive, sezioni molto dialogate ad altre mute e tra l'altro
alcune sono veramente potenti, indimenticabili.
Se Berlin non è un
capolavoro, termine che non uso a cuor leggero, è perché il terrore,
quella paura sociale verso l'ascesa del fascismo non riesco a
percepirlo, complice i disegni troppo puliti forse? Magari è anche
questo uno dei tanti punti di forza dell'opera, perché alla fin fine non
abbiamo appena detto che i semi del male non sono stati capiti? Del
resto, l'insegnate che dice alla moglie di votare il nazionalsocialismo
perché il paese necessita stabilità non è l'esempio di una
incomprensione del periodo storico, così come le tante brave persone che
abbracciano il nazismo?
Nessun commento:
Posta un commento